9 cose che ho imparato nei miei viaggi in America Latina

9 cose che ho imparato nei miei viaggi in America Latina

Ho sempre pensato a me stessa come ad una viaggiatrice indipendente ed esperta e come una persona che sa come va il mondo. Per giustificare il mio giudizio, ho sempre fatto riferimento ai miei studi approfonditi e ai tanti viaggi fatti, in Europa e oltre, più o meno lunghi. Pensavo che avendo studiato diritti umani potessi capire come va veramente il mondo; e mi illudevo che avere tutto sotto controllo fosse fondamentale per godersi al meglio un viaggio; amavo pianificare in maniera ossessiva ogni spostamento e attività, che si trattasse di un weekend da qualche parte poco lontano o di quattro settimane di viaggio in America Latina. Poi, un bel giorno ho deciso che dovevo ascoltare il mio cuore e partire per quel lungo viaggio attraverso l’America Latina che avevo sempre sognato, non le solite poche settimane, ma sei mesi. E dopo altri quattro mesi sempre nel continente che più amo e per cui nutro una vera ossessione.

cover

Ho imparato tante cose nei mesi passati a scorrazzare per quei bellissimi posti. E le dieci più importanti sono quelle che cerco di ricordare sempre. Eccole qui.

1. Non  necessario pianificare sempre tutto.

La prima volta che sono andata a Panama, ero così intenta a seguire in maniera rigorosa i miei piani per poter fare tutte le cose che mi ero riproposta, che ho passato i primi dieci giorni sotto stress, perchè il tempo non era dei migliori per fare le escursioni programmate, perchè non trovavo facilmente i mezzi per arrivare nei posti che volevo visitare e perchè mi ero anche ammalata. Mi sembrava che tutta Panama stesse tramando per non farmi fare ciò che volevo. Ma poi è successo che ho mandato all’aria i piani, e ho deciso di viaggiare un pò senza meta, godendomi a fondo quello che veramente mi piaceva. E così mi sono lasciata andare alla spontaneità. E’ stato liberatorio.

2. Tutto  una questione di punti di vista.

Se capito su un bus affollatissimo in Italia, scendo infastidita. Se mi capita la stessa cosa in Nicaragua, lo trovo divertente, e magari faccio anche qualche foto e ne parlo in un mio post. Idem per gli orari: perchè in Italia mi lamento se il treno fa due minuti di ritardo, e in America Latina faccio spallucce se scopro che il giorno proprio non parte per qualche motivo inspiegabile, lasciandomi bloccata nel mezzo del niente?

3. Un chilo oltre i 12 mi spacca la schiena.

Ogni volta che parto, mi porto sempre meno roba. Ho capito che non ho veramente bisogno di tanti vestiti, delle scarpe, del make up, dello smartphone e di tante altre cose che a volte mi sembrano indispensabili per vivere bene. Viaggiare per l’America Latina mi ha insegnato che non ho poi bisogno di tanto, che mi basta avere pochi vestiti puliti, e che ogni chilo in più nel mio zaino ha un impatto tremendo sulla mia schiena. Meglio viaggiare leggeri.

4. Mi posso adattare a quasi tutto.

Ho visto bagni che voi umani non potete neppure immaginare, ma quando scappa scappa. Che sia un cespuglio, una latrina, che siano delle tavole sconnesse, ormai non mi spavento davanti a niente. E idem per la doccia. Da quella solo fredda e rinvigorente, a quella ad intermittenza, al pentolino per riscaldare l’acqua sul fornello perchè faceva proprio troppo freddo.

 5. Quello che per una persona  un sogno, per un’altra potrebbe essere un incubo.

bici

Non esiste cosa peggiore di arrivare in un posto dove si spera di trovare il paradiso e scoprire che quel paradiso proprio non esiste. Ho passato mesi a fantasticare su quanto sarebbe stata meravigliosa Bocas del Toro a Panama per poi provare una delusione cocente quando finalmente ci sono arrivata. Eppure tutti quelli che conosco che ci sono stati prima di me se ne sono innamorati. Poi magari sono andata in altri posti sconosciuti, di cui nessuno sapeva niente, e sono rimasta folgorata. Ho capito che bisogna sempre prendere con le pinze i consigli di altri viaggiatori: quello che fa battere il cuore ad uno, non necessariamente lo farà battere a me.

6. Mi posso fidare anche di chi non conosco.

Ebbene si, molti amici e parenti ogni volta che parto per una delle mie avventure, si preoccupano per me. La classica domanda al ritorno se ho avuto paura, se sono stata mai in pericolo. Devo essere sempre stata fortunata, o forse quello della pericolosità di certi Paesi solo un luogo comune. Io credo che basti usare quelle banalissime precauzioni che si applicano anche a casa. E forse anche meno, perchè da noi certe cose non succederebbero mai. Qualche esempio? Ero alla fermata del bus in un paesino sperduto del Costa Rica, il giorno di capodanno. Una signora che mi vide chiedere al gestore di un chiosco se sapeva indicarmi un bagno, non ci pensò due volte a dirmi che casa sua era proprio lì davanti, e mi accompagnò perchè lo potessi usare. In Perù, una signora mi regalò un mazzo enorme di foglie di eucalipto come rimedio per il mio mal di gola, foglie che probabilmente aveva cercato in mezza città, senza volere un centesimo in cambio.

7. L’acqua potabile  un privilegio.

acqua

In Italia si può tranquillamente bere l’acqua di rubinetto, eppure la pubblicità per l’acqua minerale si spreca: quella a basso contenuto di sodio; quella che nasce in montagna; quella con la bottiglia di plastica riciclata e chi pi ne ha pi ne metta. In tanti posti, l’acqua non è potabile. O si compra quella imbottigliata, o si deve far bollire quella del rubinetto per almeno dieci minuti in maniera vigorosa per uccidere tutti i batteri. In Guatemala i problemi di malnutrizione non sono dati dalla mancanza di cibo, ma dall’acqua contaminata che provoca orribili infezioni e causa la dissenteria. Diamo per scontato un diritto che in tanti Paesi  ancora utopia.

8. Bisogna andare orgogliosi della propria identità e difendere le proprie tradizioni.

bandiera

In alcuni Stati come Messico, Guatemala, Ecuador, Bolivia, Perù la gente porta addosso i simboli della propria identità. Che siano gli abiti, un cappello, una lunga treccia nera, calzettoni sino al ginocchio o denti d’oro, questi popoli sono orgogliosi della loro cultura e si battono per difenderla e per tramandarla alle generazioni future. Le innovazioni mi piacciono, ma non apprezzo i tentativi più o meno subdoli di annichilire l’identità di un popolo – integrare non vuol dire assimilare,  una cosa che ho imparato nella mia vita precedente, quando facevo la ricercatrice e studiavo la protezione dell’identità culturale. Dovremmo imparare dalle donne guatemalteche che hanno messo insieme cooperative per dedicarsi ai mestieri tradizionali, e che stanno avendo successo. Che la chiave per l’uscita dalla crisi economica sia un ritorno alle tradizioni?

9. Ci sono persone che non hanno niente, ma che sono felici comunque.

Ho visto persone che vivevano in baracche sorridere di gusto e divertirsi, perchè sanno godere pienamente di quel poco che hanno e apprezzano fino in fondo la compagnia di familiari e amici. Un esempio? Ho sempre vissuto male il Natale come la ricerca dei regali, i pranzi infiniti con mille pietanze, i parenti che non necessariamente ho voglia di vedere. Il giorno di Natale, sull’isola di Ometepe in Nicaragua, sono stata colta da un temporale improvviso. Il primo rifugio che ho trovato è stato il cortile di una casa. La famiglia che ci viveva era raccolta sotto la tettoia, a suonare la chitarra e cantare allegramente. In quella casa circolavano galline, maiali e persone. Ho chiesto se potessi entrare per ripararmi dalla pioggia, e mi hanno offerto una sedia. Ho visto più sorrisi e gioia in quella famiglia che in tante che invece godono di uno stile di vita molto agiato.

Claudia Tavani

Claudia, un’aspirante blogger cagliaritana. In una vita precedente ha lavorato come ricercatrice nel campo del diritto internazionale dei diritti umani, dedicandosi alla protezione dell’identità culturale. Nel Novembre 2013 Claudia ha deciso di vivere la sua vera passione e ha iniziato un viaggio per tutta l’America Latina, e non si  ancora fermata. Il blog, My Adventures Across the World, è stato una conseguenza naturale, per tenere amici e famiglia aggiornati sulle sue avventure.

Facebook: www.facebook.com/myadvaw

Twitter: @Claudioula

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